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Castello La Grua Talamanca di Carini

Uno dei castelli più interessanti di Sicilia è indubbiamente il Castello La Grua Talamanca di Carini che, grazie ai recenti lavori di restauro ancora in corso, sta riportando alla luce gli antichi splendori di questa  dimora nobiliare. Come la maggior parte dei castelli di Sicilia anche questo è nato come roccaforte di avvistamento dei nemici. Non a caso si trova sulla cima della collina attorno alla quale è stata costruita la città di Carini. Da quassù il panorama è molto bello, si vede perfettamente tutta la pianura sottostante ed il mare, con l’Isola dell Femmine ed Ustica in bella mostra. E sempre come la maggior parte dei castelli di Sicilia la sua storia è legata a quella di tutta l’isola, alle dominazioni e alle famiglie che si sono contese il potere fino ai tempi moderni.

Brevi cenni storici

La prima costruzione è di origine araba, anche se di essa rimangono pochissime tracce, perlopiù ritrovate al seguito dei recenti scavi. Le notizie più certe relative alla sua costruzione invece si hanno a partire dal periodo normanno, tra l’XI e XII secolo, ad opera del primo feudatario Rodolfo Bonello. Nel 1238 diviene proprietà della famiglia Abate e nel  1397, per volere del re di Sicilia Martino I, passa alla famiglia La Grua, che si prende anche la baronia di Carini. La dinastia cambia quando Ilaria, unica figlia di Umberto La Grua, si unisce in moglie a Gilberto Talamanca, dando così origine alla dinastia La Grua Talamanca, da cui prende il nome il castello.

Il castello rimane di loro proprietà, anche dopo la caduta del feudalesimo nel 1812, quando i La Grua Talamanca lasciano la Sicilia e si trasferiscono in Francia, abbandonando il castello che via via subisce il degrado del tempo. Nel 1975, al seguito del crollo dell’ala ovest, gli eredi decidono di donare il castello al Comune di Carini e agli inizi degli anni ’80 iniziano i lavori di restauro.

Storia della Baronessa di Carini

Ma il castello è noto soprattutto per la triste storia della baronessa di Carini, raccontata in uno sceneggiato del 1975 con Ugo Pagliai, Adolfo Celi e Janet Agren.
Laura Lanza di Trabia, figlia di Cesare Lanza di Trabia, viene data in moglie a 14 anni a Vincenzo La Grua Talamanca, che di anni ne aveva 16. Non fu un matrimonio d’amore e ben presto Laura, stanca dei continui impegni del marito, trova conforto in Ludovico Vernagallo, amico di famiglia, per il quale nutriva una certa simpatia anche prima del matrimonio. I due diventano amanti ma quando il padre viene a conoscenza della cosa, va su tutte le furie ed il 4 dicembre 1563 uccide la figlia, dando vita ad uno dei primi delitti d’onore che tanto famosi sono diventati in Sicilia.

Cesare Lanza di Trabia colpisce al fianco con un coltello  la figlia. la quale cerca di scappare percorrendo i corridoi del castello mentre perde abbondantemente sangue. Si ferma nella stanza posta nell’ala ovest del castello (che successivamente sarà chiamata stanza dell’assassinio), appoggia la mano insanguinata sulla parete lasciando l’impronta delle sue dita e subito dopo si accascia al suolo priva di vita. Purtroppo quest’ala del castello è in seguito crollata e poi ricostruita e oggi sulla stessa parete è stata ridipinta l’impronta della mano. Anche se si tratta di una riproduzione, un po’ di brividi addosso li mette ancora!

Le stanze del castello

Stanza della baronessa

All’aspetto esterno, molto sobrio e austero, tipico del periodo medioevale, si contrappone quello interno, molto più gioviale e colorato. Sebbene il castello sia ancora in fase di restauro, sono molte le stanze che si possono visitare, anche con una guida. Di notevole interesse sono le stanze affrescate, che spesso mostrano stili diversi e sovrapposti, a dimostrazione del fatto che nel corso dei secoli sono stati parecchi i lavori svolti nel castello e gli abbellimenti. La particolarità di questi affreschi sono i colori molti chiari, pastello, che misti alla luce proveniente dalle ampie finestre, danno un senso di serenità a bellezza.
Nella stanza della baronessa sulla volta si trova il bellissimo affresco di Penelope ed Ulisse.

Interessante anche la cappella privata della baronessa, oramai sconsacrata, posta al piano terra ma visibile dal primo piano, dove spicca un tabernacolo in legno risalente al XVII secolo e affreschi in Trompe-l’oeil.

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Oltre alle stanze affrescate vi sono ampi saloni attualmente utilizzati per mostre o convegni. Come l’ampio salone delle feste, in stile quattrocentesco, caratterizzato da un soffitto in legno cassettonato, dove spicca la  scritta in latino “In Medio Consistit Virtus”. Altri elementi di spicco sono il camino originale sormontato dallo stemma della famiglia La Grua, ovvero una gru, e le ampie finestre.

Come arrivare

Da Trapani : Prendere la A29dir, immettersi nella A29 e uscire allo svincolo di Villagrazia di Carini. Proseguire a sinistra per la SS113 e arrivati alla frazione di Villagrazia di Carini svoltare a destra per via Angelo Morello. Da qui proseguire sempre dritto,  e appena vi trovate sotto il castello, girare a destra per via Palermo che immette direttamente nel corso principale, Corso Umberto I.

Da Palermo: prendere l’ autostrada A19 e uscire allo svincolo di Carini, poi proseguire a destra per la SS.113 e una volta giunti al bivio Foresta,  girare a sinistra per la Via Provinciale che immette direttamente nel corso Italia

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Direttore responsabile, redattore e fotografo di Io Amo La Sicilia. Nata e cresciuta a Palermo, amo la mia terra, nonostante le sue infinite contraddizioni.

Giusy Vaccaro

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