Il Cretto di Burri: nella valle del Belice la più grande opera di Land Art al mondo

Esprimere un parere di fronte ad un’opera d’arte non è mai cosa semplice perché spesso il gusto personale si scontra e fa a pugni con il reale valore dell’opera. Se poi ci aggiungi che non hai molta conoscenza in materia e soprattutto non sai praticamente nulla né dell’autore né delle motivazioni che lo hanno spinto a realizzare l’oggetto in questione, ecco che diventa impossibile riuscire ad avere una opinione che abbia un senso compiuto. Il Cretto di Burri è una di quelle opere che rientra perfettamente in questa categoria: se da un lato sei sovrastato dalla sua imponenza (non a caso è stata definita una delle più grandi opere di land art al mondo) e dalla sua forma particolare, dall’altro non riesci proprio a capire e a trovare una spiegazione logica.

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Immaginatevi il seguente scenario: siamo nell’entroterra siciliano, nel cuore della Valle del Belice, tutto attorno chilometri e chilometri di campagna, collinette e vallate ricoperte di vegetazione e nessuna traccia di una probabile presenza umana. E poi all’improvviso vi trovate di fronte questo strano agglomerato di blocchi di cemento che formano una specie di labirinto e non potete fare a meno di fermarvi ed ammirare. Dentro di voi solo un grande silenzio. Ma non è un silenzio vuoto ed inebetito, tutt’altro, è un silenzio carico di domande che cercano una risposta e che vi possano aiutare a formulare un’opinione.

Come è nato il Cretto di Burri

Per capire a pieno il significato di questa opera occorre fare un balzo nel passato. Il nome Valle del Belice sicuramente vi avrà fatto venire in mente il terremoto del 1968, con epicentro il paese di Gibellina, che rase al suolo tutti i paesi limitrofi. Ed è proprio da qui che ha inizio la nostra storia, ovvero a Gibellina vecchia. Dopo il terremoto ci si rese subito contro che l’intero paese era inagibile ed è per tale ragione che la nuova Gibellina fu ricostruita a circa 20 km di distanza, in stile completamente moderno. Nel 1985 il sindaco  Ludovico Corrao decise di abbellire la città e convocò una serie di artisti contemporanei di grande pregio. Ognuno di essi donò alla città un’opera di grande valore, trasformando di fatto Gibellina in un polo culturale unico in Sicilia. Tra i vari artisti c’era anche Alberto Burri che invece rimase molto colpito dalle antiche rovine e lì decise di creare la sua opera.

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Realizzazione e significato

La realizzazione di questa opera richiese diverso tempo ed un dispiego di forze non indifferente. Le vecchie abitazioni vennero ridotte in macerie, compattate in blocchi tenuti insieme dal filo metallico e poi ricoperti da una colata di cemento bianco. I blocchi, alti circa m 1.70, furono disposti in modo tale da ricreare la preesistente rete urbana. Che cosa voleva significare tutto ciò? In poche parole si trattava di un monumento funebre, come un enorme sudario bianco che si poggia sul viso di una persona che è passata a miglior vita. E’ un monumento che di fatto cancella il passato e la memoria, non lascia nulla di quanto esisteva un tempo, se non le antiche vie ancora percorribili, ma che impone un silenzio armonico.

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Il Cretto di Burri oggi

Oggi il Cretto di Burri non è più bianco come un tempo ma grigio, il tempo ha fatto la sua parte. Il bianco lo si può ammirare nei nuovi blocchi che sono stati costruiti di recente a completamento dell’opera che era rimasta incompiuta. E’ un vero peccato non poterla ammirare così come si presentava qualche anno fa.
Ma la cosa che colpisce di più è il paradosso che la natura stessa riesce a creare. Quest’opera d’arte è stata creata dall’uomo per ricordare all’uomo la brutalità della natura ed è poi stata abbellita dalla natura stessa che cresce rigogliosa ed incurante delle sue stesse contraddizioni. Anche questa è Sicilia.

Come arrivare

E’ consigliabile visitare in Cretto in auto. Prendete l’autostrada Palermo-Mazara del Vallo, uscita Gibellina. Superate il paese nuovo e proseguite in direzione Santa Ninfa. Dopo 14 km svoltate in direzione Alcamo e seguite le indicazioni per Gibellina vecchia e Cretto di Burri.

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About Giusy Vaccaro

Direttore responsabile, redattore e fotografo di Io Amo La Sicilia. Nata e cresciuta a Palermo, amo la mia terra, nonostante le sue infinite contraddizioni.

Giusy Vaccaro

Direttore responsabile, redattore e fotografo di Io Amo La Sicilia. Nata e cresciuta a Palermo, amo la mia terra, nonostante le sue infinite contraddizioni.

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