pasta triglie e finocchietto

Pasta con triglie e finocchietto

Il finocchietto di montagna, quello che cresce selvatico, è uno degli ingredienti “principe” della cucina siciliana, soprattutto a Palermo. Non a caso è l’ingrediente fondamentale della pasta con le sarde, senza il quale la sua buona riuscita sarebbe compromessa. Esiste anche la versione cosiddetta con le sarde a mare, ovvero senza le sarde, ed esiste la versione più “nobile”, che utilizza un pesce un po’ più pregiato delle sarde, ovvero le triglie.

La pasta con ragù di triglie e finocchietto selvatico è un piatto che con i suoi ingredienti ci racconta la sicilia: le triglie, che si trovano abbondanti nei nostri mari, sia quelle di fango che quelle di scoglio; i pomodorini datterini, i più dolci ed i più buoni della nostra terra; ed ovviamente il finocchietto selvatico, che dà quel sapore inconfondibile.

INGREDIENTI PER 2 PERSONE

– 10 triglie
– 1 mazzetto di finocchietto selvatico
– 200 g. di pomodorini datterini
– 1 spicchio d’aglio
– 1/2 bicchiere di vino bianco
– olio extravergine di oliva
– sale
– un pizzico di peperoncino

PREPARAZIONE

Pulite il finocchietto ed in una capiente pentola mettete a bollire i fusti più teneri ed una parte delle foglie. Scolatelo a conservate l’acqua, servirà per cuocere la pasta.

Pulite le triglie dalle interiora e da tutte le squame. Sfilettatelo, tagliatelo in pezzi e mettetelo da parte.

In una padella mettete a scaldare l’olio con lo spicchio d’aglio e con i pomodorini tagliati in quattro parti. Dopo 10 minuti aggiungete le triglie e dopo 5 minuti anche il finocchietto tritato. Sfumate con il vino, regolate di sale e pepe e terminate la cottura.

Fate cuocere la pasta nell’acqua dove avete fatto bollire il finocchietto, scolatela e mescolatela al ragù assieme ad alcune foglie di finocchietto crude.

Servite calda e gustatevi questa prelibatezza.

 

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About Giusy Vaccaro

Direttore responsabile, redattore e fotografo di Io Amo La Sicilia. Nata e cresciuta a Palermo, amo la mia terra, nonostante le sue infinite contraddizioni.

Giusy Vaccaro

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