Street food Palermo

Street food Palermo: ecco cosa mangiare

Lo street food a Palermo è una cosa sacra, guai a chi ce lo tocca.  Certo fino a poco tempo fa, prima che Palermo fosse eletta capitale europea dello street food (e quinta al mondo) non lo chiamavamo di certo così e non potevamo neppure lontanamente immaginare che questi cibi che fanno parte della nostra cultura gastronomica da sempre, con i quali siamo cresciuto, potessero essere apprezzati dal mondo intero con così grande trasporto.
Dopotutto si tratta di cibi nati dalla cucina “povera”, pochi ingredienti sapientemente preparati con la famosa arte di arrangiarsi, figli di mescolanze multietniche che si tramandano di generazione in generazione. Cibo che si compra nei tantissimi (e oramai famosissimi) chioschetti sparsi in ogni angolo della città, o dai venditori ambulanti che passano a tutte le ore del giorno.

Pani ca meusa
Pani ca meusa

PANI CA MEUSA
Tradotto sarebbe pane con milza, anche se in realtà il contenuto non è solo milza ma interiora (milza, polmone, trachea e cartilagini)  bovine, preventivamente bollite e poi fritte nello strutto. E’ proprio tipico palermitano e ne esistono 2 versioni:  pani ca meusa schiettu (celibe) è composto da pane, abbondante milza ed una spruzzatina di limone; pani ca meusa maritatu  (sposato) è composto da pane, ricotta fresca, milza ed una abbondante spolverata di formaggio.
Ottime entrambe le versioni, da provare a seconda dei gusti.

Arancine
Arancine

ARANCINA
E’ oramai famosissima in tutto il mondo (grazie anche al Commissario Montalbano) e al centro di un’annosa disputa tra palermitani che la chiamano arancina e catanesi che lo chiamano arancino. Questa pallina di riso, dalle proporzioni abbastanza consistenti e adatte a stomaci capienti, fritta in abbondante olio bollente, è una prelibatezza che va gustata ancora calda e fumante, ogni periodo dell’anno. A Palermo per  tradizione il 13 dicembre, giorno di Santa Lucia, se ne fa un’abbondante scorpacciata. I gusti classici sono 2: alla carne e al burro, anche se negli ultimi anni sono state inventate molteplici varianti.

Panelle e crocche
Panelle e crocche

PANE E PANELLE
E’ lo spuntino dei palermitani, da gustare a metà mattina o durante un pranzo veloce. E che importanza ha se la carta che lo avvolge spesso trasuda dell’olio di frittura? Quello che conta è che ad ogni assaggio, morso dopo morso, questa pietanza così semplice sprigiona tutti i suoi sapori. Si tratta di frittelle di farina di ceci, cotte in abbondante olio bollente, che spesso si accompagnano alle crocché, ovvero crocchette di patate anche esse fritte. Si trovano in tantissimi chioschetti, oltre ad essere servite come antipasto per la pizza.

Sfincione
Sfincione

LO SFINCIONE
Se i napoletani hanno la pizza, noi abbiamo lo sfincione, che con il noto piatto simbolo della cucina italiana condivide alcuni elementi. A cominciare dall’impasto lievitato, moto più alto e consistente della pizza. Sopra troviamo pomodoro, acciughe, cacio cavallo e pangrattato. Era il pane delle feste, oggi lo si trova in tutti i panifici e per strada, venduto dai numerosi ambulanti che girano per la città. Come capire quando sono in zona? Lo capirete da soli, quando il grido “E’ bellu cavuru e bellu vieru, chi ciavuru!” risveglierà i vostri sensi.

Stigghiola
Stigghiola

STIGGHIOLA
Non esiste una scampagnata, che sia Pasquetta, 1 maggio, 25 aprile o qualunque altra ricorrenza, che si concluda senza i stigghiola (letteralmente intraducibili, e non chiamatele le stigliola, perché è un termine che non esiste e non ha ragione di esistere), ovvero budella di agnello o capretto arrostite e condite con cipollotti, limoni, sale e pepe. Se volete gustarle non dovete fare altro che seguire l’intenso odore di carne arrosto che si sente soprattutto a partire dal pomeriggio e che si spande per tutta la città. Lo stigghiolaro sarà ben felice di arrostirli al momento e servirli caldi caldi.

Polpo bollito
Polpo bollito

POLPO BOLLITO
Lo street food a Palermo non è solo frittura e cibi pesanti. Una delle pietanze più amate è u purpu vugghiuto (il polpo bollito) che si trova in moltissime bancarelle nelle zone di mare, come Mondello, Sferracavallo e Romagnolo. Da tradizione va servito solo con una spruzzatina di limone, ma è buono anche in insalata con olio, limone e prezzemolo. I più audaci mangiano di vero gusto anche il contenuto della testa.

Una menzione a parte va fatta per:

la rosticceria, che oltre alle classiche pizzette e calzoni, offre le già citate arancine, le rizzuole, gli spiedini, i crostini, i rollò con wurstel, le ravazzate, focacce, e molto altro ancora. Esiste anche la rosticceria mignon, in dimensioni ridotte. Di rosticcerie ce ne sono davvero tante, aperte anche fino a tarda notte;

la frittola, ottenuta friggendo i residui della lavorazione del lardo, e che vanno a condire i famosi panini col cimino (sesamo);

la quarume, un bollito misto di centopelli, ziniere, ventra e matruzza di manzo o vitello;

mussu e carcagnoli, ovvero cartilagini di muso e zampe del maiale, bolliti, tagliati a cubetti  e serviti freddi con sale e limone;

la brioche con gelato, da non confondere con la classiche brioche che in tutta Italia viene servita per colazione assieme al cappuccino. Questa specie di panino morbidissimo, da noi chiamata broscia, trova il suo massimo splendore se servita ripiena di gelato, o come accompagnamento alla granita con panna.

 

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About Giusy Vaccaro

Direttore responsabile, redattore e fotografo di Io Amo La Sicilia. Nata e cresciuta a Palermo, amo la mia terra, nonostante le sue infinite contraddizioni.

Giusy Vaccaro

Direttore responsabile, redattore e fotografo di Io Amo La Sicilia. Nata e cresciuta a Palermo, amo la mia terra, nonostante le sue infinite contraddizioni.

2 thoughts on “Street food Palermo: ecco cosa mangiare

  1. Complimenti x l’iniziativa utile a chi cerca notizie, curiosità e informazioni.
    Permettimi di precisare ad onor del vero che la brioche, la cui lavorazione è per nulla semplice e poco diffusa, è tale di nome e per ricetta di tradizione (normanna) francese e che quella a cui erroneamente viene attribuito il nome soprattutto al nord è il cornetto o croissant, che pur squisito e vario per farciture è differente per qualche ingrediente, lavorazione e utilizzo. per cui riformulerei le due frasi ” la classiche brioche che in tutta Italia viene servita per colazione assieme al cappuccino. Questa specie di panino morbidissimo, da noi chiamata broscia,” quanto al panino morbido ricordiamo il “semprefresco” prodotto da forno specilità unica siciliana che a tanti bimbi e ragazzini ha fatto compagnia nelle merende così come agli anziani desiderosi di pane morbido.
    C’è già tanta superficialità in giro che applicata alle tradizioni ne provoca lo svuotamento e la perdita di senso, e mi sembra siano ben altri i tuoi obiettivi. Una pecca di noi siciliani è che non siamo pienamente consapevoli di ciò che siamo e abbiamo, diamo tutto “il ben di Dio” di cui godiamo e in cui viviamo” per scontato, dovremmo imparare da altri popoli italici che riescono a valorizzare anche il “fumo della candela” per così dire, con tanti fumosi, per l’appunto, giri di parole. Comunque queste mie riflessioni, credo condivisibili nascono dall’amarezza di vedere la nostra splendida regione bistrattata da noi stessi per primi. ti auguro buon proseguimento di lavoro

    1. Buongiorno, già nell’articolo è stata fatta una distinzione netta tra la brioche siciliana e quella del resto d’Italia. Comunque, se ha notato, per alcuni prodotti esiste già una scheda più dettagliata, e presto saranno inserite schede anche per gli altri prodotti.
      Grazie per il suo contributo.

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