La festa di Santa Rosalia a Palermo

La festa di Santa Rosalia a Palermo, detta anche u fistinu, è una delle feste patronali più coinvolgenti e spettacolari non soltanto della Sicilia ma dell’intero panorama sacro italiano. Non a caso è stata riconosciuta come Patrimonio Immateriale d’Italia. Sebbene da calendario Santa Rosalia si festeggia il 4 di settembre, a Palermo invece il giorno consacrato alla Santuzza è il 15 di luglio (che di fatto è un giorno non lavorativo), con particolari rituali che si svolgono la vigilia, ovvero il 14 luglio.

Perché Santa Rosalia è la santa patrona di Palermo?


La storia che lega Santa Rosalia a Palermo è davvero molto interessante e suggestiva, di quelle che fanno venire i brividi. Un legame che nasce da uno straordinario miracolo salvifico che è stato capace di cambiare la storia sacra della città. Dovete sapere infatti che prima del 1624 Palermo aveva non una ma ben altre 4 sante patrone: Sant’Agata, Santa Ninfa, Sant’Oliva e Santa Cristina. Non a caso le statue delle quattro sante erano state poste pochi anni prima, nel 1600, nei 4 canti che formano Piazza Vigliena, dove tra l’altro si trovano ancora. 
Ma allora che cosa accadde per cambiare in modo così radicale la storia? Come è possibile che una sola santa sia riuscita a spodestarne ben 4?

Storia di Santa Rosalia


Secondo la tradizione Rosalia Sinibaldo nasce a Palermo nel 1130 da una ricca e nobile famiglia legata alla corte degli Altavilla. La sua giovinezza si divide tra la ricca dimora paterna, situata al quartiere dell’Olivella, e il Palazzo Reale. Ma quando a 14 anni viene promessa sposa al conte Baldovino, Rosalia manifesta la sua volontà di dedicare la propria vita a Dio e alla preghiera e per 12 anni vive presso una grotta nel territorio di Santo Stefano di Quisquina.
12 anni dopo torna a Palermo per vivere in un’altra grotta che si trova in cima a Monte Pellegrino. Qui muore il 4 di settembre.

Santa Rosalia ed il miracolo della peste


Nel 1624 la città di Palermo è in ginocchio: un’epidemia di peste sta provocando la morte di centinaia di persone e di fatto sta decimando la popolazione. La situazione è molto critica e non si hanno molte speranze di venirne fuori in tempi brevi. Fino a quando una donna, Girolama Gatta, ha una visione: le compare Santa Rosalia che le indica un punto preciso nella grotta di Monte Pellegrino dove si trovano le sue ossa. Effettivamente delle ossa vengono trovate esattamente nel punto indicato dalla santa, ma lo scetticismo di medici e della chiesa sulla reale appartenenza delle ossa alla santa smorzano gli entusiasmi.

Poco tempo dopo  Rosalia appare nuovamente in visione a Vincenzo Bonelli: la santa ribadisce che quelle sono le sue ossa e che se verranno portate in processione la peste lascerà la città di Palermo. La processione viene fatta e da quel momento  nessuno più si ammalò di peste.

Dopo un simile miracolo Rosalia viene proclamata santa patrona della città di Palermo e da allora tutti gli anni, il 14 ed il 15 di luglio, viene rievocato quello storico momento.

Come si svolge la festa di Santa Rosalia


La festa di Santa Rosalia si divide in due momenti ben distinti: uno laico il 14 luglio ed uno sacro il 15 luglio.
Tutti gli anni viene realizzato un nuovo carro sopra il quale viene posta la statua della santa che verrà portata in processione lungo l’antica via del Cassaro, ovvero la via che collega il Palazzo Reale al mare. Ed è proprio davanti al Palazzo Reale che ha inizio la processione del 14 luglio. 

Dopo pochi metri il carro si ferma davanti alla cattedrale. Qui si assiste ad uno spettacolo teatrale che rievoca il terribile momento della peste ed il salvataggio della città grazie all’intervento della Santuzza. Lo spettacolo, un tempo popolare, da qualche anno viene realizzato da compagnie teatrali, con tanto di splendidi giochi di luce, musiche ed atmosfere evocative.

Dopo lo spettacolo alla Cattedrale la processione riprenda lentamente, con il carro della Santuzza circondato da migliaia di fedeli e curiosi che si ammassano quasi a formare una sorta di fiume, sopra il quale scorre il carro. La seconda tappa della processione è Piazza Vigliena, la famosa Piazza dei Quattro Canti. Anche qui da qualche anno si svolge una spettacolare esibizione che vede esibirsi artisti in performance di alto livello. Negli ultimi anni ballerini sospesi in aria hanno incantato gli spettatori con il naso all’insù. 
Ma la vera tradizione vuole che proprio giunti in questa piazza il sindaco salga sul carro e gridi per tre volte “Viva Palermo e Santa Rosalia”. Guai a non farlo per bene: si rischia una pessima annata!

La processione poi continua, sempre a ritmo lento, verso il mare dove, intorno alla mezzanotte, vengono sparati i tradizionali fuochi pirotecnici. Uno spettacolo incredibile con le luci dei fuochi che si riflettono sulle acque e che sono visibili da più parti in città.

Ogni anno il festino di Santa Rosalia attrae centinaia di migliaia di spettatori. Non esiste un solo palermitano che non abbia assistito, almeno una volta nella vita, al festino. Perché ai palermitani puoi toccare tutto, m non devi mai toccare la Santuzza, che è sacra e che veglia su di noi sempre e comunque. Ma oltre ai fedeli, tra la folla, anche centinaia di turisti che si lasciano coinvolgere dall’atmosfera sacra e chiassosa che questa festa sa evocare.

Giorno 15 luglio, nel pomeriggio, si svolge invece la processione sacra.

I cibi del festino di Santa Rosalia


Ogni festa che si rispetti ha dei cibi tradizionali, e certamente questa festa non può fare eccezione. Visto e considerato che il tutto si svolge per strada, i protagonisti della giornata sono proprio i cibi di strada, che a Palermo sono davvero tanti.

Il piatto tipico per eccellenza sono i babbaluci, ovvero lumache bollite con aglio e prezzemolo, una vera ghiottoneria per gli amanti di questo alimento. Esistono diverse scuole di pensiero su quale sia il modo migliore per mangiarle (usare uno stuzzicadenti, usare solo la bocca), ma quel che è certo è che il giorno dopo le strade saranno un tappeto uniforme di carcasse vuote!

Altri cibi tipici sono: le pollanche (pannocchie bollite), sfincione, polpo bollito, calia e semenza (ceci brustoliti e semi di zucca) e mellone.  Se non mangi almeno uno di questi cibi allora è come se non avessi mai preso parte alla festa!

L’acchianata del 4 settembre


Come ho scritto all’inizio di questo articolo il giorno da calendario della festa è il 4 settembre, che viene celebrato dai palermitani con la tradizionale acchianata a Monte Pellegrino. Si tratta della salita a piedi fino alla cima del monte, dove si trova il santuario della santa. La salita di solito si fa a seguito di un voto che viene esaudito. Si tratta di una salita fisicamente abbastanza impegnativa: 4 km con 400 metri di dislivello.

Durante la salita, che ricordiamo viene fatta il 4 settembre, ovvero quando siamo ancora in piena estate, si incontra gente di qualsiasi tipo: da allenatissimi escursionisti in scarponcini da trekking, a persone meno allenate che faticano immensamente e che chiedono continuamente a coloro che scendono quanto manca per arrivare alla cima. E poi ci sono coloro che percorrono tutta la salita a piedi scalzi.

La salita a monte Pellegrino comunque regala una splendida vista panoramica su tutta la città di Palermo. Da non perdere!

Informazioni su Giusy Vaccaro 429 Articoli
Autrice del blog Io Amo La Sicilia. Nata e cresciuta a Palermo, amo la mia terra, nonostante le sue infinite contraddizioni.

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